Sintesi Pronunce Giudice del Lavoro - Anno 2006

Sintesi Pronunce Giudice del Lavoro - Anno 2006
a cura del Dott. Carmelo Rollini e della Dott.ssa Elvira De Felice

Oggetto:

Giurisdizione e competenza – Controversia in materia di procedura concorsuale per conferimento degli incarichi di presidenza – Giurisdizione del giudice amministrativo.(Tribunale di Agrigento, ordinanza dell’11 dicembre 2006).

Motivazione

Il conferimento degli incarichi di presidenza avviene a seguito di una procedura avente natura di concorso per titoli e comporta il passaggio ad una fascia o area superiore in ragione dei distinti, specifici e qualificati compiti inerenti a tale carica. Ne consegue l’insussistenza della giurisdizione del giudice ordinario, in favore di quella del giudice amministrativo.
Il difetto di giurisdizione può essere sempre rilevato, anche d’ufficio, in qualunque stato e grado del giudizio e nessun rilievo assume la circostanza che in un precedente giudizio cautelare, promosso dallo stesso ricorrente e per lo stesso oggetto, il giudice ordinario abbia invece dichiarato la propria giurisdizione.
(*)Nota:
In passato il Tribunale di Agrigento aveva più volte dichiarato la propria giurisdizione nelle controversie in materia di conferimento degli incarichi di presidenza, anche nel caso diimpugnativa della graduatoria per errata valutazione dei titoli previsti dalle annuali ordinanze ministeriali (ex plurimis v. le seguenti pronunce riportate in questo sito: ordinanza 12.11.2004; ordinanza 23.9.2005; ordinanza 28.9.2005). Tuttavia, la giurisprudenza non era univoca nel ritenere che tali controversie fossero devolute al giudice ordinario anziché al giudice amministrativo; il contrasto interpretativo è stato infine risolto dalla Corte di cassazione, Sezioni unite, con sentenza n.12221 del 24 maggio 2006 -, recepita dall’ordinanza in esame. (Carmelo Rollini)

Riferimenti Normativi:

art. 477 D.Lgs.n. 297/1994; O.M. n. 40/2005; art. 63 D.Lgs. n. 165/2001; art. 37 c.p.c.

 

Oggetto:

Riserve di posti in favore delle categorie protette ex legge n.68/1999 – Graduatorie permanenti del personale docente - Suddivisione in fasce – Operatività della riserva solo nella fascia di inclusione del riservatario. (Tribunale di Agrigento, sentenza n. 606 del 5 dicembre 2006).

Motivazione

L’art. 1 della legge 124/1999 ha trasformato in graduatorie permanenti le graduatorie dei concorsi per soli titoli del personale docente, di cui all’art. 401 del D.Lgs. n.297/94.
Nella prima integrazione è stata prevista la priorità di inclusione in graduatoria per i docenti in possesso dei requisiti richiesti dalle norme previgenti per la partecipazione ai soppressi concorsi per titoli (art. 2 della legge 124/99).
Attraverso l’interpretazione autentica dell’art. 2 citato, fornita dal D.L. 255/2001 convertito in legge 333/2001, è stato chiarito che la maturazione dei requisiti in epoche successive comporta la collocazione in coda. Nell’ambito di ciascuno scaglione il personale è graduato secondo i titoli posseduti ( art. 2, comma 2, legge 333/2001).
Il sistema è chiaro nel riconoscere una gerarchia tra le diverse categorie di soggetti che hanno titolo all’inserimento nelle graduatorie, dettata dal diverso momento cronologico di maturazione dei requisiti, e la conseguenza di ciò è che la riserva di cui alla legge n.68/1999 opera unicamente nell’ambito dello scaglione cui appartiene il docente che ha il titolo di precedenza, il quale non può, in virtù della propria condizione privilegiata, scavalcare concorrenti inseriti in fasce sovraordinate.

Riferimenti Normativi:

art. 401 D.Lgs. n.297/1994; legge n. 68 del 12 marzo 1999; artt. 1 e 2 legge 3 maggio 1999, n.124; artt. 1 e 2 del D.L. 3 luglio 2001, n.255, convertito con modificazioni in legge 20 agosto 2001, n.333

 

Oggetto:

Assegnazioni provvisorie – Personale docente- Attribuzione precedenze ex art.33 legge104/1992- Requisito dell’unicità  previsto dalla normativa contrattuale – Legittimità.
( Tribunale di Enna, ordinanza dell’ 11 ottobre 2006)

Motivazione

La normativa contrattuale prevista nel C.C.N.I. del comparto in materia di trasferimenti del personale, nella parte in cui richiede non solo che il dipendente presti assistenza in via continuativa al familiare handicappato , ma altresì che sia l’unico parente in grado di farlo, non è illegittima, in quanto non è maggiormente restrittiva per il lavoratore rispetto alla previsione dell’art.33 della legge 104/1992. La legge 104/1992, infatti, non prevede un diritto assoluto del lavoratore a scegliere la sede di lavoro, come è dimostrato dalla presenza dell’inciso “ove possibile”, dovendo tale diritto essere contemperato con l’interesse pubblico all’organizzazione dei pubblici uffici e con gli interessi (privati) degli altri soggetti aspiranti al trasferimento presso la stessa sede. Contemperamento avvenuto, in tema di mobilità del personale del comparto scuola,  attraverso la contrattazione collettiva che ha previsto il requisito dell’unicità dell’assistenza; requisito che non pare alterare la sostanza del diritto di cui all’art. 33 della legge 104/1992 e che è idoneo a contemperare l’interesse di colui che presta assistenza con gli interessi dei controinteressati alle operazioni di mobilità e l’interesse organizzativo del datore di lavoro.

Riferimenti Normativi:

Legge n°104/1992, art.33 ; C.C.N.I. a.s. 2006/2007, art.8, punto IV, lett.g).

 

Oggetto:

Personale scolastico dipendente degli enti locali – Trasferimento nei ruoli dello Stato ai sensi dell’art.8 legge n.124/99- Inquadramento nell’ambito del comparto Scuola – Criterio del trattamento economico maturato- Illegittimità.
Personale scolastico dipendente degli enti locali – Trasferimento nei ruoli dello Stato ai sensi dell’art.8 legge n.124/99- Inquadramento nell’ambito del comparto Scuola –  Art.1, comma 218, legge n.266/2005 – Natura innovativa – Efficacia non retroattiva- Conseguenze.
(Tribunale di Agrigento, sentenza n.916 del 25 settembre 2006)

Motivazione

L’accordo sindacale del 20/07/200 e il D.I. 5/04/2001 hanno natura meramente esecutiva rispetto all’art.8 della legge n.124/1999 e vanno conseguentemente ritenuti illegittimi nelle parti in cui stabiliscono, in violazione della delega loro conferita dall’art.8, comma 4, della legge 12471999, una disciplina degli effetti economici del trasferimento del personale ATA dagli  enti locali allo Stato difforme rispetto a quella prevista dall’art.8, comma 2, della legge 124/1999, secondo la quale a tale personale “viene riconosciuta ai fini giuridici ed economici l’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza”.
L’art.1,comma 218,della legge 23/12/2005 n.266 , ancorché si autodefinisca norma interpretativa dell’art.8, comma 2, della legge 124/1999, possiede natura innovativa, in  quanto lungi dall’operare una scelta tra più opzioni interpretative dell’art.8 citato ne ridisegna in toto il contenuto,assimilandolo a quello dell’art.3 del D.I. 5/04/2001. Ne deriva  l’impossibilità di attribuire efficacia retroattiva al suddetto art.1 e di riflesso, l’impossibilità di applicare tale disposizione ai giudizi introdotti con ricorso depositato in data anteriore alla sua entrata in vigore.

Riferimenti Normativi:

 

 

Oggetto:

Giurisdizione e competenza – Assegnazione provvisoria interprovinciale – Criterio di individuazione del giudice competente per territorio – Sede dell’ufficio in cui il dipendente risulta stabilmente ed organicamente assegnato. (*)
(Tribunale di Agrigento,ordinanza del 27 settembre  2006,su reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c.)

Motivazione

L’art. 413, comma 5, c.p.c. prevede che nelle controversie in materia  di pubblico impiego giudice competente per territorio é quello “nella cui circoscrizione ha sede l’ufficio al quale il dipendente è addetto”.La giurisprudenza prevalente identifica tale ufficio con quello cui il pubblico dipendente risulta non provvisoriamente ma “stabilmente ed organicamente assegnato”(Tribunale di Roma 11.12.2003, Tribunale Firenze 20.3.2001).
Anche  aderendo ad un diverso orientamento giurisprudenziale, non avrebbe comunque  rilievo la sede  provvisoria, qualora, alla data del deposito del ricorso, sia trascorso l’anno scolastico di assegnazione.(**)

Riferimenti Normativi:

art. 413 c.p.c.; Contratto collettivo nazionale integrativo 6 giugno 2006 sulle utilizzazioni ed assegnazioni provvisorie del personale docente ed ATA per l’anno scolastico 2006/07
Note:
(*) contra v. ordinanza del 30.8.2006;
(**) al fine dell’individuazione del giudice competente per territorio, il Tribunale ha considerato come termine  dell’anno scolastico la data di conclusione delle attività didattiche e non  il 31 agosto.

 

Oggetto:

Giurisdizione e competenza – Assegnazione provvisoria interprovinciale – Criterio di individuazione del giudice competente per territorio – Sede in cui il dipendente presta servizio, anche se in assegnazione  con provvedimento di durata annuale. 
(*)Assegnazione provvisoria – Attribuzione della precedenza ai sensi dell’art. 33, quinto e settimo comma, della legge n.104/92 – Requisiti – Unicità dell’assistenza al disabile – Presenza di altri familiari, anche di grado inferiore – Irrilevanza.
(Tribunale di Agrigento,ordinanza del 30 agosto 2006)  

Motivazione

Per l’individuazione del giudice competente in tema di rapporto di lavoro alle dipendenze di una pubblica amministrazione, trova applicazione l’art.413, comma 5 c.p.c. che, secondo giurisprudenza, individua la sede di lavoro nel luogo dove si trova l’ufficio cui il soggetto interessato è stabilmente ed organicamente assegnato.
Il suddetto principio è applicabile anche nel caso del dipendente che si trovi in assegnazione provvisoria per un intero anno scolastico. Infatti, l’istituto dell’assegnazione provvisoria comporta che, sia pure a tempo determinato, il dipendente svolga stabilmente la propria funzione presso un istituto scolastico, con un rapporto che si instaura con la scuola e che, essendo destinato a durare un anno, non può assimilarsi a un mero distacco o comando o ad uno spostamento temporaneo. (*)
Il Contratto collettivo nazionale integrativo del 6 giugno 2006, che disciplina le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie del personale docente, educativo ed ATA per l’anno scolastico 2006/07, stabilisce che spetta la precedenza al personale  destinatario dell’art. 33, commi 5 e 7 della  legge n. 104/1992, che sia unico parente o affine entro il terzo grado “nella sola condizione di assenza di parenti di grado inferiore”.
Tale norma non può intendersi nel senso che debbano riconoscersi i presupposti di cui all’art. 33 legge 104/92 ad un parente entro il secondo grado (come nel caso oggetto di giudizio, n.d.r) soltanto in assenza di parenti di grado inferiore, richiamando il c.d. principio dell’unicità soltanto tra parenti dello stesso grado. A fronte del chiaro disposto normativo, che fa riferimento al requisito dell’assistenza continuativa al parente affetto da handicap, non esiste in capo alla pubblica amministrazione alcun potere di  limitare con norme pattizie, e sulla scorta di criteri non previsti dalla legge (quale è quello della la mera esistenza di altri parenti di grado inferiore), le categorie degli aventi diritto al beneficio.

Riferimenti Normativi:

art. 413 c.p.c.; art. 33 legge 5 febbraio 1992, n.104; artt. 19 e 20 legge 8 marzo 2000, n.53 ; artt. 8 e 19 Contratto collettivo nazionale integrativo 6 giugno 2006.
(*) Nota: contra v. ordinanza del 27 settembre 2006, emessa a seguito di reclamo ex art.669 terdecies c.p.c.

 

Oggetto:

Giurisdizione e competenza – Assegnazione provvisoria interprovinciale – Criterio di individuazione del giudice competente per territorio – Sede in cui il dipendente è stabilmente ed organicamente assegnato – Irrilevanza della sede dell’Ufficio scolastico provinciale cui è rivolta la domanda di assegnazione provvisoria.
(Tribunale di Agrigento,ordinanza del 30 agosto 2006; principio affermato anche con ordinanza del 27 agosto 2006)

Motivazione

Per l’individuazione del giudice competente in tema di rapporto di lavoro alle dipendenze di una pubblica amministrazione, trova applicazione l’art.413, comma 5 c.p.c.
Quanto alla interpretazione della norma, la giurisprudenza offre, in modo univoco, l’individuazione della sede di lavoro quale criterio discretivo ( v. Cass., sez. lav. 5 giugno 2000, n.7489; Cass.,1° marzo 2001, n.2971), da intendersi quale luogo in cui si trova l’ufficio cui il soggetto interessato è stabilmente ed organicamente assegnato.
E’ irrilevante la sede dell’Ufficio scolastico provinciale cui è rivolta la domanda di assegnazione provvisoria, in quanto dinanzi al giudice del lavoro non sono previste, né ex lege né secondo l’elaborazione giurisprudenziale, eccezioni ai criteri di individuazione della competenza territoriale dettati dall’art. 413, comma 5 c.p.c.

Riferimenti Normativi:

art. 413 c.p.c.

 

Oggetto:

Incarichi di presidenza – Conferme per l’anno scolastico 2006/2007 – Requisiti – Servizio in qualità di preside incaricato – Funzioni vicarie del dirigente scolastico – Irrilevanza.
(Tribunale di Agrigento, ordinanza dell’11 agosto 2006).

Motivazione

Il conferimento di incarico costituisce istituto diverso e non omologabile all’istituto del vicariato, disciplinato  dall’art.25, quinto comma del D.Lgs. 165/2001, che consente al dirigente di avvalersi di docenti da lui individuati, ai quali può conferire specifici compiti.
Infatti, l’incarico di presidenza ai sensi dell’art.477 D.Lgs. n.297/94 ha durata annuale, diversamente dalle supplenze svolte dal docente designato dal dirigente titolare; inoltre, è assegnato seguendo una graduatoria provinciale stilata sulla base di specifici titoli. Ciò consente  all’amministrazione di individuare, sulla base dei criteri prestabiliti, il soggetto maggiormente idoneo a svolgere le relative funzioni.
Il vicariato è invece assegnato dal dirigente scolastico ad uno dei docenti in servizio nella stessa scuola  e senza lo svolgimento di alcuna procedura selettiva.
Pertanto, al fine della conferma degli incarichi per l’anno scolastico 2006/2007, sia la legge n.43/2005 sia la direttiva ministeriale n.25/2006, quando fanno riferimento agli incarichi già conferiti, non possono riguardare anche coloro che abbiano svolto funzioni vicarie, ma solo quei soggetti che, all’esito dell’apposita procedura selettiva, si siano utilmente collocati in graduatoria e abbiano  ottenuto un formale incarico di presidenza.

Riferimenti Normativi:

art. 477 D.Lgs.n.297/94; art.25 D.Lgs.n165/2001; art 1 sexies decreto legge  n.7/2005, convertito in legge n.43/2005; direttiva ministeriale n.25 del 2 marzo 2006

 

Oggetto:

Trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale – Illegittimità ove le ragioni tecniche, organizzative e produttive ex art.2103 cod.civ. non persistano alla data del provvedimento di rimozione dalla sede lavorativa.
(Tribunale di Agrigento,sentenza del 18 luglio 2006) 

Motivazione

Per una corretta delimitazione dell’istituto del trasferimento per incompatibilità ambientale occorre far riferimento ai canoni oggettivi imposti dall’art. 2103 cod.civ., ora che i rapporti di lavoro alle dipendenze di pubbliche amministrazioni sono regolati contrattualmente e disciplinati dalle disposizioni di fonte legale vigenti per il lavoro subordinato nell’impresa.
Ai fini della legittimità del trasferimento, la norma richiede la sussistenza di “ragioni tecniche, organizzative  e produttive”e, dunque, il trasferimento è ammissibile solo ove il comportamento del dipendente abbia prodotto conseguenze oggettive che possano assumere rilievo come fattispecie giustificatrice di un trasferimento secondo i criteri dettati dall’art. 2103 cod.civ.
Poiché le ragioni tecniche, organizzative  e produttive costituiscono un limite all’esercizio del potere, grava su datore di lavoro l’onere di provarne l’esistenza.
E’ nullo, per violazione della norma imperativa sancita nell’art. 2103 cod.civ. il trasferimento  per incompatibilità ambientale, posto in essere per ragioni tecniche, organizzative e produttive non comprovate alla data di rimozione dalla sede lavorativa.
(In applicazione di tale principio, il giudice ha annullato il trasferimento di un docente per incompatibilità con le varie componenti di un’istituzione scolastica, disposto all’esito di un procedimento  iniziato nell’agosto 2004 -  su indagine ispettiva dell’11.2.2003 -  e concluso  con provvedimento del 13.12.2005, senza che l’Amministrazione abbia comprovato, con supplemento d’istruttoria, la  persistenza della  situazione di incompatibilità all’atto del trasferimento).

Riferimenti Normativi:

art. 2103 cod.civ; art.467  decreto legislativo n.297 del 16 aprile 1994

 

Oggetto:

Giurisdizione e competenza – Diritto all’integrazione scolastica di alunno portatore di handicap – Ricorso al Tribunale ordinario civile – Competenza territoriale – Foro della pubblica amministrazione – Inderogabilità.
(Tribunale di Agrigento, ordinanza del 3 luglio 2006)

Motivazione

A norma dell’art. 25 c.p.c., per le cause nelle quali è parte un’amministrazione dello Stato è competente il giudice del luogo dove ha sede l’ufficio dell’Avvocatura dello Stato, nel cui distretto si trova il giudice che sarebbe competente secondo le norme ordinarie. Analogo principio è sancito dall’art. 6 * del R.D. n.1611/1933. L’inosservanza della regola del foro erariale, che implica l’individuazione di una competenza di tipo funzionale, è rilevabile d’ufficio ovvero, non oltre la prima udienza di trattazione della causa, dall’amministrazione chiamata in giudizio. Induce alle medesime conclusioni il permanere nell’ordinamento dell’espressa previsione ex art. 9** R.D. n.1611/1933, pur dopo la riforma introdotta nell’ordinamento processuale civile dalla legge n.353/1990. Non è applicabile all’incompetenza per territorio ex art. 25 c.p.c. la preclusione di cui all’art. 38, comma 2,*** c.p.c. Ciò posto, deve dichiararsi l’incompetenza per territorio del Tribunale adito, dovendosi ritenere competente, ai sensi dell’art. 25 c.p.c. e dell’art. 6 R.D. n.161171933, il Tribunale di Palermo.

Riferimenti Normativi:

*……la competenza per cause nelle quali è parte un’ Amministrazione dello Stato……spetta al tribunale o alla corte di appello del luogo dove ha sede l’ufficio dell’ Avvocatura dello Stato nel cui distretto si trova il tribunale o la corte d’appello che sarebbe competente secondo le norme ordinarie…..
** La incompetenza ………può essere eccepita in qualunque stato e grado della causa. L’Autorità giudiziaria deve pronunciarla anche di ufficio. *** L’incompetenza per territorio……. è eccepita a pena di decadenza nella comparsa di risposta.
La pronuncia del Tribunale di Agrigento riguarda il caso dei genitori di un alunno disabile, frequentante la scuola dell’infanzia, che avevano proposto ricorso per far dichiarare il diritto soggettivo dell’alunno alla piena integrazione scolastica e all’assegnazione di un insegnante di sostegno per un numero di ore maggiore di quelle stabilite in organico dall’amministrazione. Anche se non riguarda controversia di lavoro, si riporta l’ordinanza del Tribunale per la rilevanza della questione trattata.

 

Oggetto:

Procedimento cautelare - Presupposti - Periculum in mora -  Trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale - Danno al prestigio professionale  - Insussistenza.
(Tribunale di Agrigento,ordinanza del 25 maggio 2006)   

Motivazione

L’art.467 d.lgs.297/94 – T.U. delle disposizioni in materia di istruzione – attribuisce all’Amministrazione il potere di trasferire il personale docente, nel caso in cui la sua presenza nella sede di titolarità determini una situazione di incompatibilità ambientale.
Il predetto trasferimento costituisce una misura di natura cautelare,giustificata da ragioni di opportunità, allo stesso modo del trasferimento per incompatibilità ambientale disposto ai sensi dell’art. 468 d.lgs.cit.,norma che consente di adottare il provvedimento senza attendere la fine dell’anno scolastico, in presenza di ragioni di particolare urgenza.
Poiché il provvedimento non ha natura disciplinare (le sanzioni di questo tipo sono regolate da altre norme del T.U.), non é ipotizzabile un danno al prestigio professionale o alla dignità dell’insegnante.

Riferimenti Normativi:

artt.467 e 468 decreto legislativo n.297 del 16 aprile 1994

 

Oggetto:

Perso Proroga del collocamento a riposo – Personale assunto dopo il 1° ottobre 1974 – Condizioni – Raggiungimento del minimo della pensione – Diritto alla proroga al fine di incrementare l’anzianità contributiva oltre il minimo – Non sussiste.
Questione di legittimità costituzionale dell’art. 15, 3° comma legge, n.477/1973 – Manifesta infondatezza.
(Corte d’Appello di Palermo, Sez. Lavoro, sentenza n.721 dell’11 maggio 2006).

Motivazione

L’Il diritto alla proroga del collocamento a riposo sino al settantesimo anno di età, al fine di incrementare l’anzianità contributiva oltre il minimo di pensione, riguarda esclusivamente il personale in servizio al 1° ottobre 1974 ( v. art.15, 3° comma, legge n.477/73 e sentenza Corte cost. n.207/86).
E’ manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 15, 3° comma, per violazione dell’art. 3 Cost.
La Corte costituzionale ha, in fattispecie simili, reiteratamente affermato che la previsione del prolungamento o meno dell’età del collocamento a riposo dei pubblici dipendenti è affidata alla valutazione discrezionale del legislatore, che prende in considerazione esigenze di diversa natura, nonché realizza la tutela di beni ed interessi vari, tra cui quello dell’Amministrazione pubblica ove opera il dipendente (sent. Corte cost. 9/12/1991, n.440)
La  differenziazione, tra il personale in servizio al 1° ottobre 1974 e quello assunto dopo (*) , rientra in tale ambito di discrezionalità, che consente al legislatore di limitare la categoria dei beneficiari della deroga al solo personale già in servizio a quell’epoca, evitando la generalizzazione del beneficio a tutto il personale assunto in futuro. In relazione al principio di buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.), è necessario che le deroghe al limite di età siano contenute entro limiti accettabili, al fine di assicurare il necessario contemperamento con le esigenze di efficienza dell’Amministrazione, anche con riferimento alla natura delle mansioni richieste al personale scolastico. (**)
NOTE:
(*)
censurata con l’eccezione di incostituzionalità;
(*)
La sentenza, pur riguardando esplicitamente l’eccezione di incostituzionalità dell’art. 15, 3° comma, della legge n.477/73, va letta con riferimento al vigente art.509 del D.Lgs. n.297/94, che riproduce le disposizioni dettate dal medesimo art. 15, nel testo risultante dopo le sentenze della Corte costituzionale n.207/1986 e n.444/1990.

Riferimenti Normativi:

art. 15 legge 30 luglio 1973, n.477; sentenze Corte costituzionale 9 luglio 1986,n.207, 12 ottobre 1990,n.444 e 9.12.1991,n.440; art. 509 D.L.gs. 16 aprile 1994, n.297.

 

Oggetto:

Incarichi di presidenza – Requisiti – Abilitazione all’insegnamento conseguita nei corsi abilitanti di cui alle leggi n.1074/1971 e n.358/1974 – Non equiparabilità al superamento di concorso a cattedre.
(Corte d’appello di Palermo – sez. Lavoro -  sentenza n.179 del 9 febbraio 2006).

Motivazione

L’abilitazione all’insegnamento nella scuola media, conseguita con la partecipazione al corso  indetto con D.M. 27.12.1974  ai sensi delle leggi n.1074/1971 e n.358/1974, non è equiparabile al superamento di un concorso a cattedre come requisito per il conferimento degli incarichi di presidenza. Infatti, la ratio della legge (artt. 410 e 477 D.Lgs. 297/94) e dell’ordinanza ministeriale (O.M. 17.4.2002,n.44) non è quella di consentire l’accesso all’incarico di presidenza al personale genericamente in possesso di abilitazione – equiparando così l’idoneità, quale effetto del superamento delle prove concorsuali, all’abilitazione aliunde conseguita  - ma piuttosto di equiparare l’appartenenza ai ruoli della scuola media alla situazione di chi, pur avendo superato le prove del concorso a cattedre, non abbia potuto conseguire la nomina in ruolo per una limitata disponibilità di posti messi a concorso.
Deve anche negarsi l’equiparabilità tra il concorso a cattedre ed il corso abilitante disciplinato dalle menzionate leggi n.1074/71 e n. 358/74, avuto riguardo sia alle modalità di conseguimento che agli effetti che ne derivano. Sotto il primo profilo, i corsi abilitanti non presentano il medesimo grado di selettività del concorso a cattedre, come evidenziato anche dal TAR Campania con sentenza n.324 del 28.11.1989.Quanto agli effetti, mentre l’abilitazione comporta il riconoscimento dell’abilità  all’esercizio della professione di docente, l’idoneità conseguita mediante concorso è finalizzata al reclutamento

Riferimenti Normativi:

Legge 6 dicembre 1971, n.1074; legge 14 agosto 1974, n.358; ordinanza ministeriale 16 aprile 1975;  artt. 410 e 477 D.Lgs. n.297 del 16.4.1994; O.M. n.44 del 17 aprile 2002.

 

Oggetto:

Incarichi di presidenza – Requisiti – Funzioni di docente collaboratore del dirigente scolastico - Non assimilabilità alle funzioni di responsabile di plesso.
(Tribunale di Agrigento, ordinanza del 4 aprile 2006).

Motivazione

L’art.5, comma 12, dell’ordinanza ministeriale n.40/2005 stabilisce che l’incarico di presidenza, nella sede che si renda vacante nel corso dell’anno scolastico, deve essere conferito ai docenti  in servizio presso la scuola interessata ed iscritti nelle graduatorie provinciali di cui all’art. 3 della medesima O.M.; in mancanza, deve essere nominato un docente con contratto a tempo indeterminato in possesso di laurea o titolo equiparato, in servizio nella stessa scuola e nel seguente ordine:
 1)il collaboratore con compiti di sostituzione del dirigente scolastico ai sensi dell’art. 25,comma 5, del d.lgs.n.165/2001;
 2)  un collaboratore del dirigente scolastico..........
Il citato art. 25 precisa che i “collaboratori” sono individuati dallo stesso dirigente scolastico: ciò evidenzia il carattere strettamente fiduciario della funzione di “collaboratore”. L’individuazione dei responsabili di plesso, invece, rientra nella competenza del collegio dei docenti: solo a seguito della decisione collegiale, infatti, il dirigente provvede alla nomina dei suddetti responsabili.
Pertanto, i collaboratori-responsabili di plesso, non essendo individuati personalmente dal dirigente scolastico, non rientrano fra i collaboratori ex art. 25 d.lgs. 165/01 ai fini del conferimento degli incarichi di presidenza. 

Riferimenti Normativi:

art.25 d.lgs.30 marzo 2001, n.165; ordinanza ministeriale n. 40 del 23 marzo 2005.

   

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