Sintesi Pronunce Giudice del Lavoro - Anno 2005

Sintesi Pronunce Giudice del Lavoro - Anno 2005
a cura del Dott. Carmelo Rollini e della Dott.ssa Elvira De Felice

Oggetto:

Graduatoria per il conferimento degli incarichi di presidenza - Superamento di concorso a posti di dirigente scolastico susseguente all’ammissione con riserva alle prove d’esame – Irrilevanza ai fini degli incarichi di presidenza.
(Tribunale di Agrigento, ordinanza del 23 novembre 2005 su reclamo art.669 terdecies c.p.c.)

Motivazione

L’ordinanza ministeriale n. 40/2005,con cui l’Amministrazione scolastica ha dettato le disposizioni per il conferimento degli incarichi di presidenza per l’anno scolastico 2005/06,in quanto costituisce il bando della procedura selettiva, rappresenta la lex specialis della procedura medesima. Il dato testuale dell’ordinanza, all’art.3 lett.A, prescrivendo di includere nella graduatoria “i docenti compresi nelle graduatorie di merito dei concorsi a posti di dirigente scolastico”, letteralmente non esclude i c.d. riservisti risultati idonei nel corso-concorso, ma nemmeno espressamente li ricomprende. Sulla scorta dei principi generali acquisiti all’ordinamento positivo e desumibili dalla consolidata giurisprudenza amministrativa, il provvedimento di ammissione con riserva ad operazioni concorsuali, avendo finalità cautelare, ha come unico scopo quello di consentire al candidato la partecipazione al concorso e/o l’inclusione in graduatoria ed in ciò esaurisce i propri effetti. In mancanza di espressa statuizione dell’ O.M. n.40/2005 che deroghi a tali principi generali, l’ammissione con riserva nelle graduatorie di merito dei concorsi a posti di dirigente scolastico non produce effetti in seno alla procedura selettiva per gli incarichi di presidenza.

Riferimenti Normativi:

art.477 D.Lgs. n.297 del 16.4.1994; O.M. n.40/2005, art.3

 

Oggetto:

Assegnazioni provvisorie – Personale docente – Sistema delle precedenze previsto dal contratto collettivo – Personale emodializzato – Precedenza anche su posti di grado diverso di istruzione.
Ricorso ex art. 700 c.p.c. – Periculum in mora – Presupposti – Assegnazione provvisoria per esigenze di famiglia – Sussistenza.

(Tribunale di Agrigento, ordinanza dell’8 novembre 2005)

Motivazione

L’art. 7,comma 1 del C.C.N.I. 13.6.2005 ammette la presentazione da parte dei docenti di domande di assegnazione provvisoria anche per posti di grado diverso di istruzione, precisando tuttavia che l’assegnazione provvisoria nell’ambito dello stesso grado precede quella dei titolari fra gradi diversi. Tale precisazione istituisce sostanzialmente una precedenza in favore dei docenti che chiedono di essere assegnati provvisoriamente ad un posto di grado pari a quello di titolarità, rispetto ai docenti che chiedono invece di essere assegnati provvisoriamente ad un posto di grado diverso.
Tuttavia il sistema delle precedenze in materia di assegnazione provvisoria dei docenti non  si esaurisce nella precisazione di cui all’art. 7,comma 1 del C.C.N.I. 13.6.2005:infatti,ai sensi del successivo art.8 ed in sostanziale coerenza con le disposizioni del contratto collettivo in materia di trasferimenti, al personale emodializzato è riconosciuta una precedenza assoluta, che deve intendersi   applicabile anche alle assegnazioni provvisorie su posti di grado diverso da quello di titolarità del docente emodializzato. Tale interpretazione della normativa contrattuale è  conforme al disposto dell’art. 61 della legge n.270/1982,che contempla una precedenza assoluta nella scelta della sede in favore degli insegnanti emodializzati.
L’interesse all’assegnazione provvisoria di sede per  esigenze di famiglia  non è suscettibile di risarcimento per equivalente (pagamento di una somma di denaro) e non è tutelabile attraverso un giudizio di cognizione ordinario; infatti è altamente probabile che tale giudizio verrebbe definito ad anno scolastico quasi concluso. Ne deriva l’esistenza di un pregiudizio imminente ed irreparabile che giustifica  la domanda di provvedimento d’urgenza  ex art.700 c.p.c.

Riferimenti Normativi:

art.61 legge 20 maggio 1982,n.270; C.C.N.I 13.6.2005,artt. 7 e 8

 

Oggetto:

Personale scolastico dipendente degli enti locali – Trasferimento nei ruoli dello Stato ai sensi del’art.8 legge n.124/99 – Inquadramento nell’ambito del comparto Scuola – Criterio del trattamento economico maturato – Illegittimità.
(Tribunale di Agrigento, sentenza n.1307 del 18 ottobre 2005).

Motivazione

Con l’art.8 della legge n.124/99 si è provveduto ad assicurare il mantenimento delle posizioni giuridiche soggettive spettanti al personale entro gli organici dell’ente locale di provenienza, affinché il passaggio nei ruoli del personale statale non comportasse alcuna menomazione dei diritti quesiti derivanti dall’anzianità raggiunta anteriormente al trasferimento. L’intento del legislatore era evidentemente quello di creare le condizioni per la parità di trattamento fra i dipendenti provenienti dagli enti locali ed i loro colleghi statali con medesima qualifica e mansioni nonché medesima anzianità; ciò trova fondamento anche nel principio della parità di trattamento di cui all’ art. 45 del d.lgs,n.165/2001. E’ illegittimo il decreto interministeriale 5 aprile 2001 - di recepimento dell’accordo sindacale 20 luglio 2000 – che, adottando il criterio del trattamento economico in godimento al 31.112.1999 anziché quello dell’anzianità raggiunta prima del trasferimento nei ruoli del Stato, comporta un inquadramento in posizioni stipendiali che nel comparto Scuola corrispondono ad un’anzianità inferiore a quella già maturata.

Riferimenti Normativi:

art.8 legge n.124/99; art.45 d.lgs n.165/2001; D.I. 5 aprile 2001,di recepimento dell’accordo 20.7.2000

 

Oggetto:

Trasferimenti - Impugnazione – Legittimazione passiva del soggetto potenzialmente destinatario di revoca del trasferimento – Non sussiste. Trasferimenti – Attribuzione della precedenza ex art.33, 5° comma, legge n.104/92 – Unicità dell’assistenza in via esclusiva al genitore handicappato – Obbligo di produrre l’autocertificazione degli altri figli contestualmente alla domanda di trasferimento – Non sussiste. Ricorso ex art. 700 c.p.c. - Periculum in mora – Presupposti – Diniego di trasferimento – Pregiudizio grave ed irreparabile – Insussistenza. (Tribunale di Agrigento, ordinanza del 4 ottobre 2005)

Motivazione

Nel giudizio promosso per mancato trasferimento e con rivendicazione della sede assegnata ad altro dipendente, il soggetto potenzialmente destinatario di revoca del trasferimento non assume la qualità di litisconsorte necessario, potendo assumere la veste di “controinteressato” soltanto in un processo amministrativo L’art. 7 del Contratto collettivo integrativo sulla mobilità per l’anno scolastico 2005/06 stabilisce che, per beneficiare della precedenza prevista dall’art.33 della legge n.104/92, gli interessati devono produrre, contestualmente alla domanda di trasferimento, apposita certificazione secondo le modalità riportate nel successivo art. 9: fra queste non è prevista anche l’autocertificazione con cui gli altri parenti dichiarano di non potersi dedicare all’assistenza del genitore handicappato. Sulla base del combinato disposto delle due norme, deve quindi escludersi che l’autocertificazione di cui all’ art. 7 debba essere prodotta contestualmente alla domanda di trasferimento, ben potendo quindi venire depositata anche successivamente. Nel caso di mancato trasferimento non è rinvenibile alcun pregiudizio imminente ed irreparabile, atteso che si perpetua una situazione già esistente, senza modifica della situazione in atto e non incidendo il mancato trasferimento sulla preesistente e già consolidata situazione familiare e personale.

Riferimenti Normativi:

art. 102 c.p.c.;art.33 legge n.104/92; artt.7 e 9 C.C.N.I. sulla mobilità del 14.1.2005.

 

Oggetto:

Procedura concorsuale per il conferimento degli incarichi di presidenza – Controversia – Giurisdizione del giudice ordinario - . Graduatoria per il conferimento degli incarichi di presidenza - Impugnativa con ricorso ex art.700 c.p.c. - Integrazione del contraddittorio e litisconsorzio necessario con altri aspiranti all’incarico - Non sussiste. Procedura concorsuale per il conferimento degli incarichi di presidenza – Titolo di riserva di posti in favore dei disabili ai sensi dell’art.1 legge n.68/1999 – Produzione nei termini – Necessità – Regolarizzazione successiva – Condizioni. Incarichi di presidenza – Ricorso ex art. 700 c.p.c. - Periculum in mora – Presupposti – Danno economico e perdita dell’esperienza professionale – Insussistenza.
(
Tribunale di Agrigento, ordinanza del 28 settembre 2005)

Motivazione

Il conferimento dell’incarico annuale di presidenza non comporta una definitiva acquisizione dello status dirigenziale e, pertanto, non rientra fra quelle “procedure concorsuali per l’assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni” che, ai sensi dell’art. 63 del d.lgs.165/2001, restano riservate alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Il ricorso avverso gli atti di conferimento degli incarichi di presidenza è diretto ad ottenere una condanna ad un facere nei confronti dell’amministrazione scolastica; poiché potrebbe incidere soltanto in via indiretta sulla posizione di altri soggetti già destinatari di tali incarichi, non si configura litisconsorzio necessario ai sensi dell’art.102 c.p.c. Nelle procedure concorsuali il contemperamento fra il dovere dell’amministrazione di provvedere alla regolarizzazione della documentazione presentata dai candidati ed il principio della par condicio tra i partecipanti alla selezione concorsuale deve essere ricercato nella distinzione tra il concetto di regolarizzazione e quello di integrazione documentale. Mentre l’integrazione incide sul contenuto sostanziale del documento, la regolarizzazione attiene esclusivamente a circostanze o elementi estrinseci al contenuto del documento comprovante il possesso del titolo e, dunque, da essa non può scaturire alcuna lesione della par condicio ogniqualvolta il titolo effettivamente esista e sia stato prodotto nei termini fissati per la presentazione della domanda di concorso. Non è ammessa, in quanto costituisce integrazione tardiva e non regolarizzazione, la successiva produzione di certificato medico attestante un grado di invalidità diverso e maggiore di quello documentato, entro il termine previsto dall’ordinanza ministeriale sul conferimento degli incarichi di presidenza, al fine di beneficiare della riserva di posti prevista dalle legge n.68/1999 in favore dei disabili. Dal mancato conferimento dell’incarico di presidenza non può verificarsi alcun pregiudizio imminente ed irreparabile che giustifichi la richiesta di provvedimento cautelare ex art.700 c.p.c; infatti, trattandosi di incarico annuale e non definitivo, non si verifica alcun danno alla professionalità, mentre un’eventuale perdita economica è senz’altro risarcibile in caso di sentenza di merito favorevole.

Riferimenti Normativi:

art. 477 D.Lgs. n.297 del 16.4.1994; art.63, 4° comma, d.lgs.165/2001; O.M. n.40/2005, art.3; art.102 c.p.c.; artt. 1 e 3 legge n.68/1999; art.8 bis D.L.n.136/2004 convertito in legge n.186 del 27 luglio 2004.

 

Oggetto:

Personale docente – Proroga del collocamento a riposo ai sensi dell’art.1 quater legge n.186/2004 – Condizioni e facoltà dell’amministrazione - Fattispecie.
(Tribunale di Agrigento, ordinanza del 27 settembre 2005)

Motivazione

E’ legittimo il diniego di trattenimento in servizio di docente che abbia prodotto istanza, ai sensi dell’art.1 quater della legge n.186/2004,successivamente all’avvio delle operazioni di trasferimento e conseguente assegnazione del posto di titolarità ad altro docente. La pur lodevole esperienza professionale acquisita dal richiedente non costituisce un particolare motivo per indurre l’Amministrazione al favorevole accoglimento dell’istanza, essendo prevalente l’interesse pubblico a salvaguardare le operazioni di avvio dell’anno scolastico già compiute.

Riferimenti Normativi:

art.1 quater del D.L.n.136/2004,convertito con modificazioni in legge n.186 del 27 luglio 2004.

 

Oggetto:

Procedura concorsuale per il conferimento degli incarichi di presidenza – Controversia – Giurisdizione del giudice ordinario - Graduatoria per il conferimento degli incarichi di presidenza - Impugnativa con ricorso ex art.700 c.p.c. - Integrazione del contraddittorio e litisconsorzio necessario con altri aspiranti all’incarico - Non sussiste.
Graduatoria per il conferimento degli incarichi di presidenza - Superamento di concorso a posti di dirigente scolastico susseguente all’ammissione con riserva alle prove d’esame – Irrilevanza ai fini degli incarichi di presidenza,  in attesa della sentenza di merito.
Incarichi di presidenza – Ricorso ex art. 700 c.p.c. -  Periculum in mora – Presupposti – Danno economico e perdita dell’esperienza professionale – Insussistenza.

(Tribunale di Agrigento, ordinanza del 23 settembre 2005)

Motivazione

Il conferimento dell’incarico annuale di presidenza non comporta una definitiva acquisizione dello status dirigenziale e, pertanto, non rientra fra quelle “procedure concorsuali per l’assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni” che, ai sensi dell’art. 63  del d.lgs.165/2001, restano riservate alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.
Il ricorso avverso gli atti di conferimento degli incarichi di presidenza è diretto ad ottenere una condanna ad un facere nei confronti dell’amministrazione scolastica; poiché potrebbe incidere soltanto in via indiretta sulla posizione di altri soggetti già destinatari di tali incarichi, non si configura litisconsorzio necessario ai sensi dell’art.102 c.p.c.
Il provvedimento di ammissione con riserva alle prove di esame di concorso per posti di dirigente scolastico – conseguente alla fase cautelare del ricorso giurisdizionale proposto avverso il diniego di ammissione al concorso stesso – non consente all’amministrazione di svolgere alcuna attività ulteriore rispetto alla fase concorsuale: in particolare, l’eventuale superamento degli esami finali e l’utile collocazione in graduatoria non producono effetti sul  conferimento degli incarichi di presidenza.
Dal mancato conferimento dell’incarico di presidenza non può verificarsi alcun pregiudizio imminente ed irreparabile che giustifichi la richiesta di provvedimento cautelare ex art.700 c.p.c; infatti, trattandosi di incarico annuale e non definitivo, non si verifica alcun danno alla professionalità, mentre un’eventuale perdita economica è senz’altro risarcibile in caso di sentenza di merito favorevole.

Riferimenti Normativi:

art.477 D.Lgs. n.297 del 16.4.1994; art.63,4°comma, d.lgs. 165/2001; O.M. n.40/2005, art.3; art.102 c.p.c.

 

Oggetto:

Incarichi di presidenza - Reclamo ex art.669 c.p.c. avverso provvedimento cautelare - Proponibilità da parte del soggetto rimasto estraneo alla fase antecedente - Condizioni - Pregiudizio diretto ed immediato a seguito dell’ordinanza del giudice.
Graduatoria per il conferimento degli incarichi di presidenza - Impugnativa con ricorso ex art.700 c.p.c. - Integrazione del contraddittorio e litisconsorzio necessario con altri aspiranti all’incarico - Non sussiste.
Incarichi di presidenza - Superamento di concorso a posti di dirigente scolastico susseguente all’ammissione con riserva alle prove d’esame - Effetti - Limitati alla mera inclusione con riserva nella graduatoria per gli incarichi di presidenza,  in attesa della sentenza di merito.
Incarichi di presidenza – Ricorso ex art. 700 c.p.c. -  Periculum in mora – Presupposti – Danno economico e perdita dell’esperienza professionale – Insussistenza.

(Tribunale di Agrigento, ordinanza del 16 settembre 2005)

Motivazione

Il reclamo ex art.669 c.p.c. è proponibile dal soggetto rimasto estraneo alla fase antecedente (cioè al giudizio ex art.700 c.p.c.) solo se questi si trovi a subire dal provvedimento cautelare non un pregiudizio eventuale ed indiretto ma una lesione immediata e diretta, per cui sia destinatario effettivo e sostanziale del provvedimento formalmente reso nei confronti di altra parte.L’integrazione del contraddittorio per litisconsorzio necessario si realizza solo quando, secondo il disposto dell’art.102 c.p.c., la decisione del giudice non possa essere presa che in confronto di più parti (o, comunque, di più soggetti considerati una sola parte), le quali devono agire o essere convenute nello stesso processo. Qualora, invece, si contesti l’illegittimità dell’esclusione dalla graduatoria per gli incarichi di presidenza, il rapporto dedotto in giudizio appare di natura strettamente bilaterale, intercorrendo soltanto tra il dipendente, da una parte, e l’amministrazione dall’altra. Infatti l’ordine dato all’amministrazione, di includere il ricorrente in graduatoria, esplica i suoi effetti soltanto nei confronti della stessa amministrazione e, solo indirettamente, su altro soggetto originariamente destinatario dell’incarico.
Il provvedimento di ammissione con riserva alle prove di esame di concorso per posti di dirigente scolastico – conseguente alla fase cautelare del ricorso giurisdizionale proposto avverso il diniego di ammissione al concorso stesso – non consente all’amministrazione di svolgere alcuna attività ulteriore rispetto alla fase concorsuale. L’eventuale superamento degli esami finali e l’utile collocazione in graduatoria determina unicamente l’inclusione, con la formula della “riserva”, nell’apposita graduatoria per gli incarichi di presidenza, senza effetti ulteriori sul conferimento di tali incarichi.
Dal mancato conferimento dell’incarico di presidenza non può verificarsi alcun pregiudizio imminente ed irreparabile che giustifichi la richiesta di provvedimento cautelare ex art.700 c.p.c. Infatti, trattandosi di incarico annuale e non definitivo, non si verifica alcun danno alla professionalità, mentre un’eventuale perdita economica è senz’altro risarcibile in caso di sentenza di merito favorevole.

Riferimenti Normativi:

art.477 D.Lgs. n.297 del 16.4.1994; O.M. n.40/2005, art.3; art.102 c.p.c.

 

Oggetto:

Trasferimenti - Personale docente – Sistema delle precedenze previsto dalla contrattazione collettiva – Diritto di precedenza ex art.33, 5° comma, legge n.104/92 – Non ha carattere assoluto. Ricorso ex art. 700 c.p.c. - Periculum in mora – Presupposti – Trasferimento d’ufficio – Esigua distanza tra sede di servizio precedente e quella attuale – Pregiudizio grave ed irreparabile – Insussistenza.
(Tribunale di Agrigento, ordinanza del 18 agosto 2005)

Motivazione

Il divieto di trasferire ad altra sede, senza il suo consenso, il lavoratore che assista con continuità un familiare portatore di handicap grave, inderogabilmente sancito dall’art.33 comma 5 della legge n.104/92, non può trovare applicazione se il pubblico dipendente è dichiarato perdente posto per contrazione di organico: trattandosi dell’unico posto in organico, il trasferimento d’ufficio si rende indispensabile e insostituibile al fine della conservazione del rapporto di lavoro. Il diritto a scegliere la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio – previsto dall’art.33 legge 104/92 per l’assistenza al familiare portatore di handicap – non ha carattere assoluto ma deve essere contemperato con le situazioni di altri aspiranti al trasferimento che, in base ai principi della contrattazione collettiva, giustificano una priorità nella scelta della sede (nella fattispecie: docente che aspira al rientro nella sede di precedente titolarità). Atteso che il rito del lavoro è improntato ad un modello procedimentale relativamente celere ed efficace, perché presume urgenti tutte le controversie, la tutela cautelare ex art.700 c.p.c. può trovare applicazione solo allorquando ricorra un quid pluris caratterizzato da un concreto pericolo di danno grave ed irreparabile, prospettabile nelle more del tempo occorrente per far valere il diritto in via ordinaria.Non ricorre il pericolo di danno grave ed irreparabile nel caso di docente trasferito d’ufficio in una diversa sede, distante appena dieci chilometri da quella di precedente titolarità, poiché il disagio connesso al trasferimento rientra nella soglia di normale tollerabilità per il lavoratore.

Riferimenti Normativi:

art.33 legge n.104/92; art.7 C.C.N.I. sulla mobilità del 14.1.2005.

 

Oggetto:

Ricorso ex art.28 legge n.300/1970 – Proposta del dirigente scolastico in ordine alla determinazione dell’organico della scuola – Condotta antisindacale per omessa informazione preventiva. Condotta antisindacale – Pronuncia di mero accertamento senza rimozione dell’atto lesivo - Ammissibilità
(Tribunale di Sciacca, decreto del 4 agosto 2004 e sentenza del 12 luglio 2005 su ricorso in opposizione).

Motivazione

Poiché nel sistema di relazioni sindacali a livello di istituzione scolastica, disciplinato dall’art.6 del C.C.N.L. 24.7.2003, sono oggetto di informazione preventiva le proposte di formazione delle classi e di determinazione degli organici della scuola, si deve ritenere che ciascuna proposta debba essere separatamente e specificamente sottoposta alla preventiva valutazione del sindacato. Negli istituti scolastici che attuano la sperimentazione, l’obbligo di informazione preventiva riguarda anche la proposta del dirigente scolastico in ordine alle cattedre ed al quadro orario degli insegnamenti, non desumibili dall’elaborazione informatica dei soli dati relativi agli alunni ed alle classi. Il mancato adempimento di tale obbligo da parte del dirigente scolastico costituisce comportamento che viola l’interesse del destinatario delle informazioni ed è configurabile come condotta antisindacale ai sensi dell’art. 28 legge n.300/70,a prescindere dagli eventi successivi all’approvazione dell’organico (nello specifico, l’avvenuta conferma in organico di tutti i docenti titolari). L’attualità della condotta antisindacale, che costituisce presupposto necessario per l’esperibilità dell’azione ex art. 28 legge 300/70,non è esclusa dall’esaurirsi dell’azione del datore di lavoro, ove il comportamento illegittimo di questi risulti idoneo a produrre effetti durevoli nel tempo: in presenza di tale interesse attuale, non è esclusa la possibilità di adottare anche solo una pronuncia di mero accertamento del comportamento antisindacale, senza rimozione dell’atto lesivo che ha esaurito i suoi effetti con la successiva approvazione dell’organico.

Riferimenti Normativi:

art.28 legge 20 maggio 1970,n.300;art.63, 3°comma, d.lgs.n.165/2001 ; art. 6 C.C.N.L.24.7.2003

 

Oggetto:

Trasferimenti - Precedenze ex art.33, 5° e 7°comma, legge n.104/92 – Onere della prova in sede di giudizio civile – Dichiarazioni sostitutive ai sensi del D.P.R. n.445/2000 – Insufficienza. (Tribunale di Agrigento, sentenza n.691 del 7 giugno 2005)

Motivazione

L’applicazione dei benefici previsti dall’art.33, commi 5 e 7, della legge n.104 del 1992 richiede una equilibrata ponderazione di contrapposti interessi: tutte le volte in cui i benefici vengono invocati nell’ambito di procedure selettive, come nel caso dei trasferimenti del personale scolastico, le esigenze collegate alla tutela del disabile devono essere tenute in considerazione senza perdere di vista i diritti di chi sia collocato in graduatoria con punteggio più alto rispetto a che si avvale della precedenza. Il bilanciamento dei contrapposti interessi è il criterio che deve informare la ripartizione dei carichi probatori nel giudizio promosso per la tutela del diritto al trasferimento, che si assume leso dalla illegittima attribuzione dei benefici previsti dall’art 33 della legge n.104/92. A fronte delle autocertificazioni utilizzate dall’Amministrazione scolastica per riconoscere la precedenza, quel che si può e si deve richiedere al ricorrente, perché le sue doglianze meritino di essere considerate, è di allegare circostanze ed elementi precisi di contestazione, idonei a mettere in dubbio la veridicità delle dichiarazioni personali, rese sotto propria responsabilità ai sensi degli art.46 e 47 D.P.R. n.445/2000. Infatti, fino a contraria risultanza, l’autocertificazione ha attitudine probatoria nei confronti della pubblica amministrazione in determinate procedure amministrative, ma, in difetto di diversa previsione di legge, nessun valore probatorio,neanche indiziario, può essere ad essa attribuito nel giudizio civile.

Riferimenti Normativi:

art.2697 cod.civ.; art.33 legge n.104/92; artt.46 e segg. D.P.R.n.445/2000; artt.7 e 9 C.C.N.I. sulla mobilità del 27.1.2004.

 

Oggetto:

Personale scolastico dipendente degli enti locali – Trasferimento nei ruoli dello Stato ai sensi del’art.8 legge n.124/99 – Inquadramento nell’ambito del comparto Scuola – Criterio del trattamento economico maturato – Illegittimità.
(Tribunale di Agrigento, sentenze nn. 684 e 685 del 6 giugno 2005).

Motivazione

E’ illegittimo, per violazione dell’art.8 della legge n.124/99,l’accordo siglato il 20 luglio 2000 dall’Aran e dalle Organizzazioni sindacali nella parte in cui stabilisce che i dipendenti degli enti locali, trasferiti nei ruoli del personale ATA statale a decorrere dall’1.1.2000, sono inquadrati nell’ambito del comparto Scuola secondo il criterio del trattamento economico in godimento il 31.12.1999 anziché in base al criterio dell’anzianità raggiunta prima del trasferimento. Infatti, il decreto interministeriale 5.4.2001 e l’accordo sindacale del 20.7.2000 da esso recepito hanno il loro fondamento nell’art.8,comma 4,della legge 124/99, che ha specificamente demandato il solo compito di disciplinare tempi e modalità del trasferimento del personale ATA degli enti locali allo Stato, ma non anche gli effetti economici di tale trasferimento, già compiutamente regolati dallo stesso art.8 con l’esplicito riconoscimento dell’anzianità maturata.

Riferimenti Normativi:

 

 

Oggetto:

Rapporto di lavoro a tempo parziale - Personale ATA  supplente (assistente amministrativo) – Diritto al completamento d’orario su disponibilità successive – Non comporta il frazionamento dei posti a tempo pieno.
(Tribunale di Agrigento, ordinanza  del 10.2.2005)

Motivazione

Ai sensi dell’art.4 del D.M. n.430/2000,l’aspirante cui venga conferita una supplenza ad orario ridotto in conseguenza della costituzione di posti di lavoro a tempo parziale per il personale di ruolo, conserva titolo, in relazione alle utili posizioni occupate nelle varie graduatorie di supplenza, al completamento d’orario fino al raggiungimento dell’orario ordinario di lavoro previsto per il corrispondente personale di ruolo. 
La norma trova la sua giustificazione nell’esigenza organizzativa di accorpare, con altre ore già conferite, le ore che residuino dalla costituzione di posti di lavoro a tempo parziale per il personale di ruolo; applicando la norma al di fuori di tale situazione, il risultato non sarebbe l’accorpamento di ore residue, bensì il frazionamento di posti a tempo pieno, al solo fine di soddisfare le personali aspirazioni dei supplenti ma contravvenendo ai principi di buon andamento dell’amministrazione.(1)

(1)
 v. anche nota di commento pubblicata nella sezione materiali/contributi

Riferimenti Normativi:

art.4 D.M. 13 dicembre 2000,n.430; art.36 C.C.N.L. 24 luglio 2003.

  

top